CHRISTIAN GINEPRO, MIGNOLO MAIUSCOLO

Intervista realizzata da Franco Travaglio il 21 Aprile 2012

 

- Tu sei quello che si dice un artista a tutto tondo: performer, attore comico, regista, drammaturgo, docente, fondatore di compagnie, ci vuoi raccontare da dove scaturisce la tua passione e come hai fatto a trasformarla in una così versatile professione?

Mi sono sempre considerato una spugna: la mia è soprattutto sete di imparare e di condividere. Cerco ogni giorno di declinare i doni che ho ricevuto nei modi che più mi fanno sentire vivo. La creatività non può avere una sola forma...anzi...credo che la mutevolezza di forme e contenuti sia alla base della creatività stessa.

- Qual è stato il principio ispiratore , lo spirito che ha unito la tua carriera?

C.R.I.: Condivisione, Incanto, Responsabilita'!

- A quali spettacoli ti senti più legato?

Difficile dire: “Cabaret” per il ruolo, “Tutti su per terra” per i contenuti, “Alice” perché è tutto mio, “Vacanze Romane”, “Robin Hood” perché mi ha fatto capire il marcio che c'è in questo ambiente. ...serve anche quello. Quando dico "il marcio del nostro ambiente" intendo dire che le pressioni esercitate su di me da personaggi esterni alla produzione,distribuzione e cast creativo di Robin Hood per raccomandare starlette,soubrette e personaggi di dubbia capacita' artistica mi ha molto demoralizzato.Sebbene alla fine sul cast abbiamo vinto noi!Ma quei mesi sono stati duri.Credo che scrollarsi di dosso questo sottobosco di individui parassiti di un ambiente come il nostro, che non ne ha mai avuto bisogno, sia fondamentale.

- Cosa ti diverte più creare, dirigere e interpretare?

Io sono un attore! …al quale ogni tanto qualche sconsiderato chiede di fare altre cose.

- Qual è il progetto che ti è rimasto nel cassetto e vorresti mettere in scena?

I miei 4 musical tutti italiani che credo nessuno avrà mai le palle di distribuirmi o produrmi (quindi presto mi toccherà farmeli da solo): “Colpo Di Scena”, “Leo”, “La Merica” e “Sindaco Per Ferie” ...le idee non mancano. Ma in questa ‘Iber...Nazione’ c'è prima da far la rivoluzione... poi le messe in scena nuove

- Quale grande ruolo ti piacerebbe interpretare?

Nel musical credo il protagonista di “All That Jazz” ma il Dottor Frankestein mi divertirebbe molto. Al cinema e in tv amo raccontare l' "uomo mignolo"...l'eroe che non ti aspetti.
In realtà mi piacerebbe recitare nei Musical quei ruoli che altri hanno solo cantato e ballato… e ce ne sono troppi.

- Quale consiglio daresti a un giovane che si vuole affacciare alla ribalta del teatro - musicale e di prosa.

Innanzitutto capire che artista è colui che è quello che fa!!!! Tutti ora vogliono fare gli artisti... ma come dice Verga "chi nasce pesce il mare lo chiama"... La tv ci dice che siamo tutti pesci... Io non ne vedo in giro così tanti… Ma soprattutto direi a tutti di diventare innanzitutto attori-interpreti e non performers... L'interprete è sul palco sempre per raccontarti qualcosa, il performer ti fa il circo e tu stai lì in platea a domandarti se non sarebbe stato meglio andare al cinema.

- Qual è il più grande problema e la più grande opportunità del teatro italiano attuale?

Il grande problema che il nostro musical è un teatro che non smuove, sta lì a leccarti il culo... ti indora la pillola. Ti rassicura e ti accarezza l'ego facendoti uscire come sei entrato... Il teatro a parer mio deve smuovere (come fanno “Rent” e “Spring Awakening”) ...deve farti tremare la terra sotto i piedi e farti uscire pieno di domande e non pieno di scontate risposte ....abbasso il vuoto col fiocco!! L'opportunità è che a forza di fare Alice, Robin, Zorro, Hallo Kitty, Bambi, Biancaneve e Peter Pan prima o poi ci verrà voglia di ascoltare storie italiane. Non I Promessi Sposi e Tosca (sono già stati raccontati al meglio da libri e opere liriche immortali: c'è bisogno di farne versioni minori?) ma le storie ancora non raccontate, che abbiano sangue che scorre nelle vene e non puzza di formaldeide.

- Se vincessi all'enalotto il budget per un musical, cosa metteresti in scena, quali artisti e creativi italiani scrittureresti?

Produrrei me stesso e Chiara Noschese per i prossimi 20 anni. Una coppia che mi è rimasta nel cuore. Partirei da qualche mitico Woody Allen stile “Io e annie” o “Amore e Guerra” per poi chiudermi con Chiara 3 mesi in uno chalet a scrivere roba nuova.

- Parlaci di Alice, il tuo ultimo progetto andato in scena con grande successo in tutti i teatri italiani, com'è nato, quale metodologia adotti nello scrivere uno spettacolo nuovo?

La produzione "Ready To Go" ha comprato il titolo, le scene e i costumi di una versione amatoriale andata in scena in Toscana. Ha chiamato me, Giovanni Lori ed Eduardo Tartaglia e ci ha detto: rifate tutto! Come autore del soggetto mi sono preso carico di fare una proposta rivoluzionaria al team creativo: non rifare il libro ma approfittare del titolo famoso e delle enormi icone dello stesso per raccontare la nostra storia. Senza presunzione ma con la ferma volontà di non farne il solito marchettone copia-incolla. Son partito dal chiedermi come mai nell'immaginifico di una bambina di 9 anni regnasse una regina di cuori, rossa, che comanda un esercito di carte e che vuole tagliare la testa a tutti. E mi sono detto che evidentemente alla nostra Alice, nella vita reale, venisse chiesto di crescere troppo in fretta. Mi sembrava un tema attuale. Da bambino nel mio paese delle meraviglie regnavano elfi, fate, dei dell'olimpo e principi-bambini, non regine adulte vergate di rosso (colore legato al sesso, alla passione, all'età adulta). A quel punto ho trovato l'avventura della nostra Alice: restituire alla regina bianca (cioè all'infanzia) il trono troppo presto usurpato dall'età adulta. I messaggi per il nostro pubblico sono 2: il primo che i nostri bambini sono e restano solo dei bambini, e che con i nostri "ormai sei grande… non sei più una bambina" non facciamo altro che toglierci una responsabilità di dosso; il secondo è che i confini della nostra infanzia non sono confini valicabili una volta e per sempre... Il nostro paese delle meraviglie è sempre lì che ci aspetta, come avrai intuito. Con le scene e i costumi di basso livello che avevamo ci siamo affidati alla storia, ai sentimenti e al talento del nostro cast. Inutile confrontarsi con produzioni miliardarie. Noi italiani non c'abbiamo mai una lira: cerchiamo almeno di usare la creatività: poi se lo spettacolo funziona o meno sta al pubblico dirlo. Noi ci abbiamo messo il meglio di noi... sapendo che il meglio di noi non è certo il massimo.

- Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Le riprese di che “Dio ci aiuti 2” per Raiuno da giugno a novembre. In uscita “Gente di Mare 3-l'Isola” per Raiuno e una piccola partecipazione nel prossimo film di Virzì. Stanno arrivando belle proposta anche dal Musical... chissà... Intanto studio Recitazione 3 volte a settimana a Roma. Non si finisce mai di bagnare la spugna...