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LA BELLA E LA
BESTIA VINCE LA SCOMMESSA
Milano, Teatro Nazionale, 20 aprile 2010 - Non è una
questione di marketing, o di improvvisa mancanza di capacità
di giudizio: La Bella e la Bestia, ancora in scena al
Nazionale di Milano fino al 30 maggio, a quasi 7 mesi dal
debutto, è proprio un gran bello spettacolo.
Certo, il marketing conta, soprattutto in una produzione
come questa che doveva lanciare la scommessa del "stiamo in
cartellone finché c'è pubblico", come si fa a Londra,
Broadway, Vienna, Amburgo e tutte le grandi capitali - e non
- che hanno capito che a investire in un grande musical ci
guadagnano tutti: turismo prima di tutto, e quindi
trasporti, bar, ristoranti, senza contare l'indotto stesso
creato dallo spettacolo: sartorie, laboratori teatrali,
maschere, e quant'altro faccia funzionare una macchina così
complessa come un grosso show; e naturalmente la crescita
dello spettatore - e la cattura di nuovi - che forse è
l'impresa più difficile, da coltivare ed educare allo
spettacolo fatto come si deve.
La scommessa è stata vinta: con oltre 230.000 biglietti
venduti, la Bella e la Bestia staziona ai piani alti
degli spettacoli più visti della stagione; e considerando
che è uno spettacolo stabile, è un gran bel risultato, che
ha già spronato la Stage Entertainment Italia a lavorare sul
prossimo autunno e mettere in piedi la versione italiana di
Mamma mia! a Milano - al posto della Bella, che si
sposterà al Brancaccio di Roma - e il tour di Flashdance,
un'altra novità per il nostro paese.
Ma veniamo allo spettacolo, visto in gran tranquillità in un
anonimo martedì sera, in una platea riempita appena per un
terzo (d'altronde sette mesi son sette mesi!), ma che ha
fatto sentire più e più volte un acceso e convinto
entusiasmo.
Anche se l'allestimento è ridotto rispetto all'originale di
Broadway e Londra, la cura e l'attenzione maniacale per ogni
dettaglio si notano tutti, dai costumi sfarzosi ai microfoni
invisibili, dalla fonica bilanciatissima alle coreografie
precise, dai fluidi e silenziosi cambi di scena alla regia
puntuale.
Il nuovo adattamento in italiano migliora di gran lunga,
senza farlo rimpiangere, quello del film Disney da cui tutto
è nato; e Franco Travaglio dimostra ancora una volta, con
questo lavoro, che bastano poche parole, scelte con estrema
cura, per ricreare la magia del testo originale.
I costumi sono autentici capolavori di estro e fantasia:
ogni costumista in futuro dovrà fare i conti con questo show
che porta in scena orologi, candelabri, teiere e tazzine
(adorabile il bambino che interpreta Chicco!), piumini e
armadi parlanti, rendendoli terribilmente credibili.
I protagonisti: martedì sera c'era di scena la sostituta di
Arianna - titolare del ruolo di Belle: Gaia Bellunato, voce
e portamento inquietantemente uguali. Sembrava un clone: il
che non saprei dire se è un bene o meno. Ma il risultato
funzionava, eccome, e questo in fondo è ciò che conta.
Michel Altieri si conferma come una Bestia scostante,
rabbiosa, permalosa, ma capace di grandi slanci di umanità e
tenerezza; e soprattutto di una voce tonante e sicura come
poche se ne sentono. Ho saputo in seguito che quella sera
era giù di voce. Io non me ne sono minimamente accorto.
Manuela Zanier è una dolcissima e materna Mrs. Bric; a lei
il compito delicato di cantare la hit dello spettacolo,
durante il ballo che ha fatto sognare milioni e milioni di
bambini (e non solo loro, in verità).
Andrea Croci è la grande rivelazione del musical: muscoli e
peli ben in vista, dà vita, voce e corpo al Gaston più
narcisista e maschilista che ci possa essere; e i pugni –
accompagnati dal tipico suono da cartone animato – che
sferra al povero (ed acrobatico) Roberto Giuffrida (Letont),
sono accompagnati ogni volta da risatine di consenso.
Emiliano Geppetti (Lumiere) e Simone Leonardi (Din Don, nel
cartoon Disney conosciuto come Tockins), sono una coppia
comica esplosiva, sempre in bilico tra la buffoneria e
l'amara consapevolezza di trasformarsi inesorabilmente in
oggetti d'arredo.
Tania Polla interpreta con garbo, ironia e malinconico
divismo Madame de la Gran Bouche, la cantante lirica che
rimane suo malgrado intrappolata in un corpo da armadio.
Tutto il resto del cast (nel quale abbiamo individuato anche
Christian Ruiz, ora panettiere, ora villano, ora oste), si
muove con precisione millimetrica.
Non si può dire che bene dell’orchestra diretta da Simone
Manfredini. Romantica, tonante all’occorrenza, ma mai
sovrastante le voci.
Parliamo di difetti? Pochi, ma ce ne sono. Il più evidente,
però, è davvero clamoroso: se nel cartoon la rivelazione
della Bestia avveniva per cenni, per poi palesarsi in quella
bellissima inquadratura nelle segrete del castello – quando
la Bestia si sposta sotto un fascio di luce, che ne illumina
il viso -, nel musical teatrale viene spiattellata fin dall’overture;
ed anche il primo ingresso nel castello avviene a luce
piena, e risulta un po’ fuori luogo la frase di Belle
“venite sotto la luce”, quando di luce ce n’è già in
abbondanza.
Anche la trasformazione finale, sotto la coperta, rimane un
po’ deludente, lontana anni luce dalle illusioni create da
David Copperfield per Broadway.
Sono due cose che disturbano magari l’occhio più smaliziato,
ma il pubblico sembra non accorgersene, e decreta, come già
detto, un’ovazione interminabile, e meritatissima, allo
show.
Francesco Moretti |