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ARCOBALENO INTRAMONTABILE
1974-2009: due date proiettate sul
palcoscenico del Teatro degli Arcimboldi di Milano
introducono il ritorno sulle scene della favola tutta
italiana di Garinei & Giovannini, “Aggiungi un posto a
tavola”. Si apre il sipario e c’è già tutto ciò che serve a
creare l’atmosfera: le intramontabili musiche di Trovajoli,
(gli arrangiamenti sono quelli originali dell’edizione 1974,
n.d.r.), il corpo di ballo, le scene e le imponenti
scenografie di Giulio Coltellacci. Destino ha voluto che, a
distanza di 35 anni dal debutto di questa fortunata commedia
musicale, un padre e un figlio si siano ritrovati sulla
scena a condividere l’avventura di una vita: Gianluca Guidi,
ha il compito, assolto egregiamente, di indossare la tonaca
di don Silvestro, novello Noè, chiamato dal Padreterno a
organizzare la salvezza del suo paesino di montagna in vista
di un secondo Diluvio Universale. Più volte, nel corso dello
spettacolo, se si chiudono gli occhi, si ha l’impressione di
ritornare nel 1974 o nel 1990, quando a indossare la tonaca
di don Silvestro era Johnny Dorelli; il quale, questa volta,
collabora alla rimessa in scena della regia originale di G&G
insieme al coreografo Gino Landi.
Enzo Garinei, nel ruolo di Crispino, è ancora più
“gagliardo” rispetto all’edizione 2003. Apprezzata new-entry
di questa edizione, Marisa Laurito nel ruolo di
Consolazione, che fa proprio il personaggio con la simpatia
e la genuinità che, inevitabilmente, la contraddistinguono.
Valentina Cenni (Clementina) e Marco Simeoli (Toto),
promossi come attori, rivelano qualche incertezza a livello
vocale, per cui brani come “Peccato che sia peccato” e
“L’amore secondo me”, perdono lievemente quel tocco
intimistico delle versioni precedenti. Ma i momenti in cui
l’emozione fa capolino aspettano sempre il pubblico al varco
e si rinnovano: fra i tanti, ricordiamo la costruzione in
scena dell’arca e il celebre finale con l’arrivo della
colomba, emblema di pace, e significato profondo di tutto lo
spettacolo, a partire dal titolo.
“Aggiungi un posto a tavola”, nonostante l’incalzare del
tempo, conserva la qualità squisitamente italiana di un
certo modo di fare spettacolo, garbato e popolare.
Roberto Mazzone
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